Chi siamo

  Il Genzano Social Forum è composto da cittadine e cittadini genzanesi e non che hanno aderito a titolo  personale, e da militanti e attiviste/i provenienti da associazioni e partiti  politici.

Un po' di storia: perché un forum sociale a Genzano?


Beh... molti di noi hanno partecipato alle giornate di Genova, l'una nella inconsapevolezza dell'altro, ciascuno con la propria cultura e la propria identità, per proporre la realizzazione di un mondo più giusto. C'era anche il gonfalone del nostro comune. Bene... quello che è successo lo sappiamo. Siamo tornati con la certezza di aver vissuto un contesto in cui i più elementari diritti democratici - anzi, diritti umani - sono stati sistematicamente violati, nell'indifferenza e nella complicità di chi era chiamato a difenderli.
Senza ritegno, di fronte a trecentomila testimoni oculari, ai genovesi esterrefatti, e all'imponente spiegamento di professionisti e volontari dell'informazione.

Quindi la molla che ci ha spinto ad aggregarci è stata la paura: di veder scomparire nel nulla i nostri diritti di cittadini di uno stato democratico, forse troppo ingenuamente dati per acquisiti.
  E allora, dopo giornate di discussione spasmodica sui temi che potevano unirci - noi, così diversi - siamo riusciti a definire una serie di obiettivi comuni che hanno tutti lo stesso segno: informare. Sui diritti, sui rischi della globalizzazione neoliberista, sulle conseguenze che il liberismo produce sul tessuto sociale, sul lavoro e sull'ambiente. Ricordare a quante più persone possibile che siamo cittadini, e non sudditi.   

      Il nostro documento di adesione   clicca qui per scaricare il documento in formato word

   

Genzano Social Forum

Documento di adesione

Cosa vogliamo

      Lo scenario mondiale è uno scenario pieno di profonde ingiustizie.    Il 20% della popolazione mondiale -quella dei Paesi a capitalismo avanzato-    consuma l'83% delle risorse planetarie; 11 milioni di bambini muoiono ogni    anno per denutrizione e un miliardo e 300 milioni di persone hanno meno  di  un dollaro al giorno per vivere: È uno scenario che peggiora continuamente,    e che diviene, di fatto, il difficile terreno di lotta per tutte quelle  Organizzazioni  che da tempo lavorano per affermare -con metodi e priorità  differenti -  principi di giustizia sociale, di solidarietà e di uno  sviluppo equo  e sostenibile.

Dobbiamo contribuire insieme a far conoscere a tutti le differenti progettualità che si esprimono nelle azioni di cooperazione internazionale, di tutela ambientale, di valorizzazione dei diritti di cittadinanza e dei lavoratori, di promozione di modelli economici etici e solidali, di sviluppo di forme di convivenza multietniche e di scambio interculturale, di affermazione dei principi della pace e di lotta alle ingiustizie delle organizzazioni della società civile. Tutto il portato di queste esperienze deve essere un fattore di crescita per la società: essa deve essere pienamente coinvolta in un percorso che veda svilupparsi iniziative di sensibilizzazione e denuncia su questa inaccettabile situazione.

È necessario costruire un nuovo modo di pensare che sappia rispondere a quei modelli culturali dominanti che -passando per una crescente disgregazione sociale- impongono comportamenti che impediscono anche il solo immaginarsi una società migliore. Un mondo diverso è invece possibile! Questo deve essere il senso della sfida da trasmettere ai cittadini.

Gli Organismi sovranazionali, su cui si stanno concentrando le attenzioni di un movimento internazionale crescente, non potranno più decidere senza tener conto di una popolazione sempre più attenta e cosciente che chiede processi democratici certi e nuovi orizzonti di giustizia sociale ed economica. Anche perché le ricette portate avanti finora da questi Organimi sovranazionali non fanno che aumentare la forbice tra ricchi e poveri, il degrado ambientale (vedi o.g.m. e mucca pazza), l'esautoramento delle istituzioni democraticamente elette, le privatizzazioni selvagge, la flessibilizzazione dei posti di lavoro: tutto questo perché la logica dominante è esclusivamente quella del profitto e degli interessi delle grandi multinazionali.

Patto di lavoro

Per tutto questo, i singoli aderenti e le organizzazioni firmatarie si impegnano in un patto di lavoro comune che preveda di:

  1. attivarsi pienamente per la sensibilizzazione della cittadinanza  attorno  ai temi che rappresentano il portato specifico di lavoro di ciascuna  componente,  rispettando anche modalità e percorsi autonomi;
  2. chiedere alle Pubbliche Amministrazioni locali e nazionali che  siano  garantiti ampi spazi per tutta la società civile per l'espressione   di attività, progetti e manifestazioni che si potranno organizzare.   
  3. E soprattutto che il diritto a manifestare le proprie idee non subisca   restrizioni immotivate, tutelando pienamente i diritti alla libertà   di opinione, organizzazione e manifestazione, contemplati dalla nostra  Costituzione   e anche dalla stessa Carta dei cittadini e delle cittadine  europei, che richiama,  almeno formalmente:
    • i principi di solidarietà e equità, che comportano la ricusazione di qualsiasi forma di esclusione;
    • il principio di eguaglianza per tutti, che presuppone il rifiuto di qualsiasi forma di discriminazione;
    • la libertà di opinione e di organizzazione, che contempla una particolare tutela delle procedure partecipative e delle forme associative;
  4. coordinarsi al fine di favorire il massimo passaggio di informazioni e di rendere più efficaci le iniziative da programmare.
  5. rispettare tutte le forme di espressione, di manifestazione e di azioni dirette pacifiche e non violente dichiarate in forma pubblica e trasparente.

Attraverso questo documento, i singoli e le Organizzazioni firmatarie lanciano un appello a tutti i cittadini, a tutte le Organizzazioni e a tutte le Reti interessate per ritrovarsi, in tempi brevi, in un appuntamento unitario, sia per coordinare al meglio le energie e le proposte, sia per avviare un percorso di confronto con il mondo della ricerca, della politica e di quei soggetti in grado di far perseguire al meglio gli obiettivi sopra indicati.

È necessario avviare tra le diverse realtà del nostro territorio un percorso comune, dove ci si organizzi per un'opposizione a questo tipo di globalizzazione anche sul piano locale. Tale strategia si potrebbe riassumere sinteticamente nello slogan: pensare globalmente, agire localmente.

Bisogna cominciare a dire no a chi finora ci ha propinato una modernizzazione e uno sviluppo ingiusti e scriteriati, impegnandoci a promuovere sul serio, anche e soprattutto nel nostro territorio, la sovranità popolare e democratica, lo sviluppo umano, le azioni di cooperazione internazionale, modelli economici etici e solidali, nonché lo sviluppo di forme di convivenza multietnica, arginando coloro che vorrebbero solo la crescente e selvaggia liberalizzazione dei capitali e delle merci, senza peraltro permettere un'analoga e libera circolazione delle donne, degli uomini e delle idee, a spese dei più elementari diritti dell'Umanità: un altro mondo è possibile!


       
            
       

Pagina aggiornata dalla WebMistress il   27/11/2001